Assicurazione R.C. professionale: Risarcibile il danno cagionato dal commercialista in veste di curatore fallimentare Cass. Civ., Sez. III, 22 giugno 2015, n. 12872

in Diritto
15. 06. 30
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Assicurazione R.C. professionale: Risarcibile il danno cagionato dal commercialista in veste di curatore fallimentare Cass. Civ., Sez. III, 22 giugno 2015, n. 12872

Nel caso di specie, la Suprema Corte, accogliendo il ricorso, ha cassato con rinvio la pronuncia impugnata con la quale la corte territoriale aveva confermato, attesa l'inoperatività della garanzia assicurativa, il rigetto della domanda di pagamento dell'indennizzo a titolo di risarcimento danni cagionati ad una amministrazione fallimentare spiegata dal ricorrente, dottore commercialista, nei confronti del proprio assicuratore della responsabilità professionale per l'attività svolta in veste di curatore fallimentare.

Nel caso di specie, la Suprema Corte, accogliendo il ricorso, ha cassato con rinvio la pronuncia impugnata con la quale la corte territoriale aveva confermato, attesa l'inoperatività della garanzia assicurativa, il rigetto della domanda di pagamento dell'indennizzo a titolo di risarcimento danni cagionati ad una amministrazione fallimentare spiegata dal ricorrente, dottore commercialista, nei confronti del proprio assicuratore della responsabilità professionale per l'attività svolta in veste di curatore fallimentare.

Secondo la Corte, l'indennizzo è dovuto in quanto l'attività di curatore fallimentare rientra tra le possibili attività professionali specificamente previste per i commercialisti dalla legge, in quanto il professionista intellettuale non esaurisce la sua attività nell'ambito tratteggiato dalle disposizioni codicistiche -artt. 2227-2230 c.c.- relative al contratto di prestazione d'opera intellettuale, ma continua a restare un professionista privato anche quando nell'ambito di tale attività espleta un incarico giudiziario -curatore fallimentare, notaio delegato allo scioglimento delle divisioni, consulente tecnico d'ufficio- in relazione al quale svolge pubblici poteri.

In particolare, censurabile è, secondo la Corte, l'assunto, contenuto nella pronuncia impugnata, secondo il quale il carattere pubblicistico della funzione e quella di ausiliario del giudice di curatore impedisce la qualificazione dell'attività dello stesso in termini di attività professionale soggetta alla copertura assicurativa. Al contrario, proprio per via della disciplina legislativa, conclude la Cassazione, l'attività di curatore, salva l'espressa esclusione contrattuale, rientra a pieno titolo tra quelle che la legge riserva alla professione di commercialista iscritto all'albo.

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