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Con la sentenza in commento, il TAR Lazio rigetta il ricorso del Consiglio Nazionale Forense contro il Provvedimento del 22 ottobre 2014 dell'Antitrust, che condannava il CNFCNF per aver reso un parere, il 48 del 2012, restrittivo della concorrenza, violando così l'art. 101 Tfue.

Il Consiglio dell'Ordine di Verbania con nota dell'8 giugno 2012 n. 197 chiedeva al CNF "se la conclusione di un contratto pluriennale con operatore privato titolare/gestore di banca dati in internet (Amica Card/Groupon) in forza del quale contratto l'avvocato si impegni a pubblicare un annuncio sul sito accessibile ai soli utenti registrati titolari di Amica Card o Groupon nel quale offra prestazioni professionali scontate a sua discrezione, corrispondendo per la ridetta pubblicazione all'operatore un compenso da prestarsi su base mensile (ca. € 10,00) per tutta la durata del contratto, possa costituire violazione dell'art. 19 Cdf.

Si rappresenta che l'accesso al sito non è libero, ma limitato ai soli utenti che si sono registrati presso il gestore/operatore e sono titolari di Amica Card/Groupon da mostrare all'avvocato allorchè ne chiedono le prestazioni per ottenere il permesso ‘sconto' e che la pubblicazione sul sito avviene contro pagamento di corrispettivo".

Con parere 48 del 2012, il Cnf ha risposto rilevando come "la funzione dei siti web, quali Amica Card, va ben oltre la pura pubblicità, proponendosi di generare un contatto tra l'offerente ed il consumatore destinatario della proposta; in tal modo il messaggio non si esaurisce nel fine promozionale ma protende all'acquisizione del cliente". Sotto tale profilo la vicenda integra la violazione del codice deontologico forense.

Con provvedimento del 22 ottobre 2014 l'Agcm ha inflitto al Cnf la sanzione di € 912.536,40 per violazione dell'art. 101 Tfue, consistente in un'intesa restrittiva della concorrenza dovuta all'adozione di due decisioni volte a limitare l'autonomia dei professionisti rispetto alla determinazione del proprio comportamento economico sul mercato, invitando il Cnf anche a porre termine all'infrazione dandone adeguata comunicazione agli iscritti, ad astenersi in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi a quello oggetto dell'infrazione accertata e a comunicare, entro il 28 febbraio 2015, l'adozione delle misure richieste.

Contro il provvedimento, il Consiglio Nazionale Forense proponeva ricorso, che il TAR Lazio, con Sent. n. 8778 del 2015, ha rigettato, dando piena ragione, sul punto, all'Agcm.

Secondo il Tribunale Amministrativo del Lazio, "non può infatti individuarsi in Amica Card un intermediatore che procura un incontro tra il soggetto che cerca una prestazione professionale e il professionista che offre tale servizio". Amica Card mette infatti solo a disposizione dell'avvocato, in cambio di un corrispettivo in denaro, uno spazio on line nel quale questi può presentare l'attività professionale svolta e proporre uno sconto all'utente che decida di utilizzare i suoi servigi. Come correttamente ha chiarito l'Autorità nel provvedimento impugnato il ruolo svolto da Amica Card non è molto diverso da quello di chi affitta uno spazio di un giornale, consentendo al professionista di pubblicizzare l'attività svolta.

Tale piattaforma (Amica Card), dunque, altro non è che "un lecito strumento con il quale gli avvocati possono farsi pubblicità cercando di creare un primo contatto con il potenziale cliente, fermo restando che per l'eventuale conferimento del mandato (non essendo il primo approccio per nulla vincolante) si seguiranno le vie ordinarie: non si stipulerà quindi un contratto a distanza ma ci si procurerà un incontro con il professionista per verificare se sussistono le condizioni per conferirgli il mandato".

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on 21 Luglio 2015
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Avvocato Simona Russo Bergamo

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