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Divorzio e mantenimento: si consolida l’orientamento restrittivo.

La decisione in commento si inserisce nel nuovo orientamento, ormai prevalente, che non riconosce l’assegno di mantenimento al coniuge divorziato, il quale sia in grado di provvedere, attraverso redditi da lavoro o da rendita, al proprio sostentamento.

La causa in esame era stata radicata di fronte al Tribunale di Fermo che aveva statuito sulla cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da Caio e Sempronia. Il Tribunale aveva imposto la corresponsione di un assegno divorzile in favore di Sempronia in ragione della forte sproporzione reddituale e ciò al fine di una conservazione, almeno tendenziale, del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Tale decisione è stata confermata dalla Corte di appello di Ancona con sentenza n. 617/2015.

Caio ricorre in Cassazione deducendo la violazione e falsa applicazione dell'art. 5 comma 4 della legge n. 898/1970 e dei parametri legali ivi indicati nonché la contraddittorietà intrinseca della pronuncia. A parere di Caio non era stata adeguatamente valutata la circostanza dell'attribuzione a Sempronia della somma di lire 157.000.000 prima della pronuncia relativa al divorzio e che non si sia tenuto conto delle condizioni economiche di Sempronia (che ha un impiego, un’abitazione propria e investimenti immobiliari).

La Corte di legittimità accoglie il ricorso di Caio, con una motivazione molto succinta e che richiama quasi in toto la sentenza del 10 maggio 2017 n. 11504 della Cassazione, “secondo cui il diritto all'assegno di divorzio, di cui all'art. 5, comma 6, della L. n. 898 del 1970, come sostituito dall'art. 10 della L. n. 74 del 1987, è condizionato dal suo previo riconoscimento in base ad una verifica giudiziale che si articola necessariamente in due fasi, tra loro nettamente distinte e poste in ordine progressivo dalla norma (nel senso che alla seconda può accedersi solo all'esito della prima, ove conclusasi con il riconoscimento del diritto): una prima fase, concernente l'an debeatur, informata al principio dell'autoresponsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali persone singole ed il cui oggetto è costituito esclusivamente dall'accertamento volto al riconoscimento, o meno, del diritto all'assegno divorzile fatto valere dall'ex coniuge richiedente; una seconda fase, riguardante il quantum debeatur, improntata al principio della solidarietà economica dell'ex coniuge obbligato alla prestazione dell'assegno nei confronti dell'altro quale persona economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost.), che investe soltanto la determinazione dell'importo dell'assegno stesso”.

Nonostante la Corte di Cassazione abbia radicalmente mutato il suo orientamento senza l’intervento delle sezioni unite, infatti la sentenza 11504/2017 dello scorso 10 maggio è stata emanata dalla I Sezione, l’orientamento parebbe essersi stabilizzato. Infatti conformi al nuovo corso si segnalano nella giurisprudenza di merito: Trib. Palermo 12 maggio 2017; Trib. Milano 22 maggio 2017; Trib. Venezia 25 Maggio 2017; Trib. Roma 23 giugno 2017. Mentre per quel che riguarda la giurisprudenza di legittimità va ricordata la sentenza dellaCass. civ. 22 giugno 2017, n. 15481.

 

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on 19 Settembre 2017
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Avvocato Simona Russo Bergamo

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