Coltivare in casa poche piantine di cannabis costituisce reato? Cass. Pen., Sez. IV, 2 marzo 2015, n. 9156

in Diritto
15. 03. 24
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Coltivare in casa poche piantine di cannabis costituisce reato? Cass. Pen., Sez. IV, 2 marzo 2015, n. 9156.

Pronunciandosi su una vicenda in cui l'imputato era stato condannato per aver coltivato artigianalmente cinque piantine di cannabis da cui erano stati ricavati 0,10 grammi di sostanza stupefacente, il quale si era difeso in Cassazione sostenendo che tale condotta mancanze della necessaria offensività, la Corte di Cassazione, con la Sent. n. 9156 del 2015, ha affermato il principio secondo cui,e è ben vero che la coltivazione di stupefacenti i, sia essa svolta a livello

Pronunciandosi su una vicenda in cui l'imputato era stato condannato per aver coltivato artigianalmente cinque piantine di cannabis da cui erano stati ricavati 0,10 grammi di sostanza stupefacente, il quale si era difeso in Cassazione sostenendo che tale condotta mancanze della necessaria offensività, la Corte di Cassazione, con la Sent. n. 9156 del 2015, ha affermato il principio secondo cui,se è ben vero che la coltivazione di stupefacenti, sia essa svolta a livello industriale o domestico, costituisce reato anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale, è però altrettanto vero che spetta pur sempre al giudice verificare in concreto l'offensività della condotta ovvero l'idoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante.

E’ opportuno ricordare che il c.d. principio di offensività deve ritenersi costituzionalizzato nel nostro ordinamento: gli artt. 25 e 27 Cost., infatti, distinguono tra pene e misure di sicurezza, le prime dirette a colpire fatti offensivi, le seconde, la mera pericolosità del soggetto.

Con Sentenza n. 360/1995 la Corte Costituzionale ha precisato che ove la offensività specifica della singola condotta accertata sia assolutamente inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato, viene meno la riconducibilità della fattispecie concreta a quella astratta, proprio perché la indispensabile connotazione di offensività in generale di quest'ultima implica di riflesso la necessità che anche in concreto la offensività sia ravvisabile almeno in grado minimo, nella singola condotta dell'agente, in difetto di ciò venendo la fattispecie a rifluire nella figura del reato impossibile (art. 49 c.p.).

Con riferimento al caso oggetto di esame, la Corte d'appello, in parziale riforma della sentenza di condanna del Tribunale, aveva condannato l'imputato in ordine al delitto di cui all'art. 73, D.P.R. n. 309 del 1990 avente ad oggetto la coltivazione di piante di cannabis, ritenuta l'ipotesi "lieve" di cui al V comma dello stesso articolo. Contro la sentenza di condanna proponeva ricorso per Cassazione l'imputato, in particolare lamentandosi per non essere stata accolta la tesi difensiva dell'uso esclusivamente personale della droga, non essendo stato considerato, in diritto, che l'ipotesi di coltivazione per uso personale non costituisce reato; ciò quanto, sosteneva l'imputato, non vi sarebbe alcuna lesione al bene giuridico tutelato dalla norma, ovvero la salute pubblica per la irrilevanza del principio attivo contenuto nelle piante di cannabis sequestrate.

La Cassazione, nell'affermare il principio sopra espresso, ha accolto il ricorso, in particolare sancendo l'irrilevanza penale dell'attività di coltivazione posta in essere dall'imputato (coltivazione domestica di cinque piantine invasate dalle quali sono risultate estraibili, grammi 0,1048 di sostanza stupefacente del tipo cannabis di cui non era stato neanche indicato il principio attivo), ciò denotando per la Cassazione una condotta non certamente offensiva dei beni giuridici tutelati dalla norma incriminatrice.

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