Dare della "MILF" ad una collega su facebook configura una giusta causa di licenziamento. Trib. Ivrea, Sez. lavoro, 28 gennaio 2015

in Diritto
15. 02. 19
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Dare della "MILF" ad una collega su facebook configura una giusta causa di licenziamento.Trib. Ivrea, Sez. lavoro, 28 gennaio 2015

Il Tribunale di Ivrea, ha rigettato il ricorso di un dipendente contro il licenziamento subito a causa di post diffamatorio su facebook ai danni dell’azienda e dei suoi dipendenti.Il dipendente, in particolare, aveva pubblicato on line sul proprio profilo social di facebook la lettera dell’azienda di riammissione al lavoro (a seguito di altro contenzioso)e aveva postato dei pesanti commenti diffamatori verso l’azienda e verso le colleghe di lavoro con espressioni volgari ai danni

Il Tribunale di Ivrea, ha rigettato il ricorso di un dipendente contro il licenziamento subito a causa di post diffamatorio su facebook ai danni dell’azienda e dei suoi dipendenti. Il dipendente, in particolare, aveva pubblicato on line sul proprio profilo social di facebook la lettera dell’azienda di riammissione al lavoro (a seguito di altro contenzioso) e aveva postato dei pesanti commenti diffamatori verso l’azienda e verso le colleghe di lavoro con espressioni volgari ai danni di queste ultime e accostamenti alle attività delle prostitute.

Il Tribunale ha analizzato come i citati post non fossero stati inseriti in gruppi chiusi o su bacheche riservati ai cd. "amici", ma fossero potenzialmente visibili a tutti gli utenti dei social media dando rilievo anche al fatto che i post fossero stati rimossi solo a seguito di esplicita diffida da parte dell'azienda.

La specifica condotta in esame integra, per il Giudicante, gli estremi del delitto di cui agli artt. 81 cpv, 595 commi 1 e 3 c.p. ed è caratterizzata da particolare intensità, violenza avendo avuto come oggetto non solo la società ma anche dipendenti che non avevano alcun collegamento con la pregressa controversia di diritto del lavoro del dipendente.

Le offese reiterate e caratterizzate da espressioni volgari "ictu oculi" sono state, infatti, ritenute dal giudice di assoluta gravità e sono state lasciate on line dall'autore per molteplici giorni.

Il Tribunale ha approfondito il profilo offensivo dell'espressione in acronimo MILF riportata sul post all'interno della bacheca di facebook che, peraltro, era stato accompagnato da pesanti battute anche in relazione alla scarsa attività sessuale delle donne che, pur essendo dedite al meretricio, avrebbero comunque necessità di pagare somme di denaro per intrattenere incontri carnali con uomini.

Il Giudicante ha quindi concluso per l’impossibilità di mantenere in vita un rapporto di lavoro con un soggetto che, a mente fredda e senza alcun tipo di provocazione da parte di colleghe, ma solo in ragione di una accoglienza troppo amicale, le aveva sostanzialmente insultate con gravi espressioni sessiste.

La condotta dell'attore non ha, pertanto, alcuna giustificazione e la gravità dei fatti contestati ed accertati conferma la giusta causa posta a fondamento del provvedimento espulsivo del ricorrente.

L'ordinanza, infine, conferma l' orientamento giurisprudenziale del licenziamento per giusta causa (C. App. di Torino, 17 luglio 2014, n. 164; Trib. Milano, Sez. Lavoro, 1 agosto 2014) per post denigratori a danno del datore di lavoro ma l'elemento di novità è che oggetto di espressione: le stesse dipendenti dell'azienda.

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