Guida in stato di ebbrezza, incidente stradale e lavoro di pubblica utilità. Cass. Pen., Sez. IV, 16 febbraio 2015, n. 6739

in Diritto
15. 03. 10
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Guida in stato di ebbrezza, incidente stradale e lavoro di pubblica utilità. Cass. Pen., Sez. IV, 16 febbraio 2015, n. 6739.

La questione affrontata dalla Cassazione riguarda la possibilità o meno di procedere alla sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità ex art. 186, comma 9-bis, cod. strada allorquando risulti contestata l'aggravante prevista dall'art. 186, comma 2-bis, ossia l'aggravante dell'aver procurato un incidente stradale.La questione si pone in ragione della formulazione della clausola di riserva contenuta nell'art. 186, comma 9-bis, cod. strada:

La questione affrontata dalla Cassazione riguarda la possibilità o meno di procedere alla sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità ex art. 186, comma 9-bis, cod. strada allorquando risulti contestata l'aggravante prevista dall'art. 186, comma 2-bis, ossia l'aggravante dell'aver procurato un incidente stradale. La questione si pone in ragione della formulazione della clausola di riserva contenuta nell'art. 186, comma 9-bis, cod. strada: «Al di fuori dei casi previsti dal comma 2-bis dello stesso articolo», che rimanda senza ulteriori indicazioni al "caso", ossia al mero fatto, dell'essersi verificato un incidente stradale in concomitanza con l'accertato stato di ebbrezza del conducente del veicolo coinvolto nel sinistro.

Il punto affrontato, pertanto, è, se, in presenza della aggravante speciale, sia comunque e sempre precluso procedere alla sostituzione della pena con i lavori di pubblica utilità.

La Cassazione, come anticipato, ha dato soluzione affermativa al quesito in quanto, nel respingere il ricorso, ha affermato che, nonostante il giudizio di bilanciamento in termini di equivalenza od anche di prevalenza (come nel caso in esame) tra l'aggravante in esame e le attenuanti, l'imputato non potrebbe mai beneficiare della sanzione sostituita del lavoro di pubblica utilità.

Applicando, dunque, tali principi al caso in esame e tenuto conto della esplicita dizione normativa dell'art. 186, comma 9-bis, cod. strada, va affermata l'inequivoca volontà legislativa di ricollegare l'effetto ostativo, ed analogo discorso può farsi con riferimento all'applicazione della sanzione amministrativa della revoca della patente, non già alla applicazione della circostanza aggravante, bensì alla semplice ricorrenza del fatto che ha dato origine alla sua contestazione, a prescindere dall'evenienza che l'aggravante non incida sul trattamento sanzionatorio (Cass. Pen., Sez. IV, 24 ottobre 2013, n. 48534, B., in CED Cass., n. 257289;Cass. Pen., Sez. IV, 26 giugno 2013, n. 30254, C., in CED Cass., n. 257742), risultando coerente con il dettato normativo l'affermazione contenuta nella sentenza impugnata secondo la quale "l'affermazione di subvalenza della circostanza in questione rispetto alle circostanze attenuanti è cosa ben diversa dalla sua esclusione".

Solo in quest'ultimo caso, alla luce dei criteri interpretativi sopra affermati, deve quindi ritenersi per i giudici di Piazza Cavour che al giudice non sia precluso applicare la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità e omettere l'applicazione di sanzioni amministrative accessorie correlate alla predetta aggravante.

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