Interferenze illecite nella vita privata: è privata dimora il bagno di uno studio professionale

in Diritto
15. 07. 21
posted by: Super User
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Interferenze illecite nella vita privata: è privata dimora il bagno di uno studio professionale Cass. Pen., Sez. III, 2 luglio 2015, n. 27847

Secondo la sentenza in commento, nel delitto di interferenze illecite nella vita privata, relativamente al requisito di "luogo di privata dimora", ha natura non pubblica il bagno di uno studio professionale, posto che il suo utilizzo non è consentito a chiunque, ma è riservato al titolare e agli impiegati, con conseguente connotazione di stabile e continuativa frequentazione da parte di tali persone.

Secondo la sentenza in commento, nel delitto di interferenze illecite nella vita privata, relativamente al requisito di "luogo di privata dimora", ha natura non pubblica il bagno di uno studio professionale, posto che il suo utilizzo non è consentito a chiunque, ma è riservato al titolare e agli impiegati, con conseguente connotazione di stabile e continuativa frequentazione da parte di tali persone.

Ciò che rileva ai fini della responsabilità penale è, infatti, la violazione della riservatezza domiciliare della persona offesa, e non già la disponibilità di quel domicilio da parte dell'autore dell'indebita intercettazione.

Inoltre, il termine per la presentazione della querela decorre dal momento in cui il titolare ha conoscenza certa, sulla base di elementi seri, del fatto di reato nella sua dimensione oggettiva e soggettiva; col che, in ordine al reato di cui sopra, è tempestiva la querela sporta soltanto quando le persone offese hanno compreso di essere state oggetto di riprese.

Viene confermata, quindi, la condanna in ordine ai delitti di cui agli art. 600-quater, commi 1 e 2, c.p. (capo a), art. 615-bis c.p. (capo b) e art. 617-quinquies c.p. (capo c) nei confronti di un uomo, impiegato presso uno studio di commercialisti, che aveva fatto delle indebite riprese all'interno della toilette dello studio professionale nell'intento di cogliere le sue colleghe in atteggiamenti intimi.

Nel computer dell'imputato è stata, poi, rinvenuta una cartella con salvataggio di numerose immagini captate da un software di "keylogger", consistenti in riproduzioni di schermate estrapolate a distanza dal computer in uso a una collega.

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