Contraddittorio endoprocedimentale Cass.24823

in Diritto
16. 01. 04
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L’Amministrazione Fiscale – Provvedimenti Lesivi - Contraddittorio endoprocedimentale obbligatorio solo in casi tassativi. Cass. Civ., Sez. Unite, 9 dicembre 2015, n. 24823

Differentemente dal diritto dell'Unione Europea, il diritto nazionale (in assenza di una specifica prescrizione) non pone in capo all'Amministrazione fiscale che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale necessario ai fini della validità dell'atto.

Differentemente dal diritto dell'Unione Europea, il diritto nazionale (in assenza di una specifica prescrizione) non pone in capo all'Amministrazione fiscale che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale necessario ai fini della validità dell'atto. Lo hanno affermato le Sezioni Unite della Suprema Corte chiamate ad affrontare e risolvere una questione di particolare importanza ovverosia accertare se le garanzie, di carattere procedimentale, predisposte dall'art. 12, comma 7, L. n. 212 del 2000 (formazione di un verbale di chiusura delle operazioni, rilascio di copia al contribuente, facoltà di comunicare osservazioni/richieste e corrispondente dovere dell'Ufficio di valutarle, divieto per l'Ufficio di emettere avviso di accertamento prima della scadenza del termine dilatorio di sessanta giorni) si applichino soltanto agli accertamenti emessi in esito ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l'attività imprenditoriale o professionale del contribuente, ovvero se esse -in quanto espressione di un generalizzato obbligo di contraddittorio nell'ambito del procedimento amministrativo di formazione dell'atto fiscale, eventualmente riferibile a dati normativi aliunde desumibili nell'ordinamento nazionale o in quello dell'Unione europea- operino pure in relazione agli accertamenti conseguenti ad ogni altro tipo di verifica fiscale e, in particolare, in relazione agli accertamenti derivanti da verifiche effettuate presso la sede dell'Ufficio, in base alle notizie acquisite da altre pubbliche amministrazioni, da terzi ovvero dallo stesso contribuente, in conseguenza della compilazione di questionari o in sede di colloquio (cd. "verifiche a tavolino").

Enunciando il principio di diritto, la Cassazione precisa che, in tema di tributi "non armonizzati", l'obbligo dell'Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale, pena l'invalidità dell'atto, sussiste esclusivamente in relazione alle ipotesi, per le quali siffatto obbligo risulti specificamente sancito; mentre in tema di tributi "armonizzati", avendo luogo la diretta applicazione del diritto dell'Unione, la violazione dell'obbligo del contraddittorio endoprocedimentale da parte dell'Amministrazione comporta in ogni caso, anche in campo tributario, l'invalidità dell'atto, purché, in giudizio, il contribuente assolva l'onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato, e che l'opposizione di dette ragioni (valutate con riferimento al momento del mancato contraddittorio), si riveli non puramente pretestuosa e tale da configurare, in relazione al canone generale di correttezza e buona fede ed al principio di lealtà processuale, sviamento dello strumento difensivo rispetto alla finalità di corretta tutela dell'interesse sostanziale per le quali è stato predisposto.

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