La fusione societaria inversa può celare un’attribuzione fittizia di beni Cass. Pen., Sez. II, 23 dicembre 2014, n. 53677

in Diritto
15. 01. 15
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La fusione societaria inversa può celare un’attribuzione fittizia di beni Cass. Pen., Sez. II, 23 dicembre 2014, n. 53677

Secondo la sentenza in commento integra il reato di attribuzione fittizia di beni la fusione tra una società controllante ed una società controllata laddove l'operazione sia servita, anche se compiuta unitamente ad altre e anche se non perfezionata, a schermare la posizione di chi realmente gestisce la ricchezza.

 

Secondo la sentenza in commento integra il reato di attribuzione fittizia di beni la fusione tra una società controllante ed una società controllata laddove l'operazione sia servita, anche se compiuta unitamente ad altre e anche se non perfezionata, a schermare la posizione di chi realmente gestisce la ricchezza. In particolare, la Suprema Corte, in sede cautelare, ha ritenuto legittimo il sequestro preventivo, già confermato in sede di riesame, del capitale sociale, delle quote societarie e del patrimonio aziendale di una società il cui amministratore era stato chiamato a rispondere del reato previsto dall'art. 12-quinquies12-quinquies, L. 7 agosto 1992, n. 356L. 7 agosto 1992, n. 356.

La Cassazione ha, infatti, stigmatizzato le attività di fusione societaria ed altre operazioni intersocietarie, quali la dismissione di cariche ed il mutamento continuo del quadro soggettivo di gestione, non tanto in sé considerate ma in quanto funzionali ad una più ampia schermatura della reale attribuzione di ricchezza, facente capo ad una società gestita da un socio occulto.

E’ evidente che il provvedimento mira a consolidare quella giurisprudenza per cui integra il reato di trasferimento fraudolento di valori la fittizia costituzione di una nuova società commerciale volta ad eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, attraverso l'intestazione delle quote a soggetti utilizzati come prestanome dei reali proprietari, risultati essere amministratori e soci occulti di altra società dichiarata fallita.

Del resto, la soluzione ben si concilia con la consolidata giurisprudenza per cui il delitto di trasferimento fraudolento di valori è una fattispecie a forma libera che si concretizza nell'attribuzione fittizia della titolarità o della disponibilità di denaro o altra utilità realizzata in qualsiasi forma, consistendo il fatto-reato in una situazione di apparenza giuridica e formale della titolarità o disponibilità del bene difforme dalla realtà, la cui realizzazione volontaria è finalizzata ad eludere le misure di prevenzione patrimoniale o di contrabbando ovvero ad agevolare la commissione di reati relativi alla circolazione di mezzi economici di illecita provenienza.

 

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