Responsabilità nella morte per arresto cardiaco dopo incidente stradale del marito. Cass. Civ., Sez. III, 23 giugno 2015, n. 12923

in Diritto
15. 06. 30
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Responsabilità nella morte per arresto cardiaco dopo incidente stradale del marito. Cass. Civ., Sez. III, 23 giugno 2015, n. 12923

Ai fini della riconducibilità dell'evento dannoso ad un determinato fatto o comportamento, non è sufficiente che tra l'antecedente ed il dato consequenziale sussista un rapporto di sequenza temporale, essendo invece necessario che tale rapporto integri gli estremi di una sequenza possibile, alla stregua di un calcolo di regolarità statistica, per cui l'evento appaia come una conseguenza non imprevedibile dell'antecedente. Nel caso di specie, la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi su una fattispecie davvero singolare:

Ai fini della riconducibilità dell'evento dannoso ad un determinato fatto o comportamento, non è sufficiente che tra l'antecedente ed il dato consequenziale sussista un rapporto di sequenza temporale, essendo invece necessario che tale rapporto integri gli estremi di una sequenza possibile, alla stregua di un calcolo di regolarità statistica, per cui l'evento appaia come una conseguenza non imprevedibile dell'antecedente.

Nel caso di specie, la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi su una fattispecie davvero singolare: a seguito della morte del marito, rimasto vittima di un sinistro stradale, la moglie, già ricoverata in ospedale per un tumore terminale addominale, una volta informata dell'accaduto, chiedeva di essere dimessa, ma, giunta nella propria abitazione, decedeva la sera dello stesso giorno per arresto cardiocircolatorio.

La corte distrettuale escludeva il nesso causale tra il comportamento dell'investitore e la morte della moglie dell'infortunato sulla base di una serie di considerazioni: a) l'arresto cardiocircolatorio che ha causato la morte della donna non può prescindere dalla grave malattia da cui la stessa era affetta e per la quale era stata ricoverata in ospedale -subocclusione intestinale con metastasi epatiche e peritoneali da carcinoma dell'endometrio- che ne avrebbero comunque causato il decesso a breve distanza di tempo; b) l'arresto cardiocircolatorio è riconducibile alla decisione libera e del tutto personale della donna di lasciare l'ospedale -pur se per ragioni, umanamente comprensibili - e ciò ha comportato il suo allontanamento dal luogo in cui sarebbe stata seguita e monitorata dai sanitari in modo da evitare che l'emozione del momento producesse l'esito letale: scelta autonoma, estranea alla prevedibilità del responsabile del sinistro, a cui va attribuito il ruolo di causa sopravvenuta condizionante il determinarsi dell'evento.

Tale motivazione, conclude la Cassazione che, nel rigettare il ricorso degli eredi, ha confermato la decisione impugnata, manifesta in termini chiari e logicamente coerenti la convinzione della corte del merito circa l'impossibilità di ravvisare un nesso di regolarità causale tra l'evento luttuoso e l'incidente stradale, quale suo antecedente, dovendo il decesso considerarsi evento indipendente dal comportamento del responsabile del sinistro ed avulso da ogni sua possibilità di previsione e di controllo, quale conseguenza immediata e diretta dell'illecito.

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